Antermoja-in-evidenza

e che dire dell’Antermoja?

Lo scorso anno, mentre traversavamo dal Passo Nigra alla Hanicker Schwaige in dissolvenze di nubi e neve fresca, ho pensato che probabilmente sarebbe stato un bel colpo effettuare la traversata completa del gruppo del Catinaccio d’Antermoja, classicissima di sci alpinismo, ma lunga ed impegnativa se pensata in ciaspole. Solo Mario poteva essere posseduto da un sufficiente livello di pazzia tale da condividere il progetto. E così è stato. All’alba già in Val di Fassa, scopriamo che la seggiovia da Pozza non è consentita ai non sciatori (!). Poco male: si va al Ciampedìe. La traversata per raggiungere il Gardeccia è già un’impresa per chi non segue le piste da sci, tirate a biliardo per quei pochi che hanno avuto il coraggio di alzarsi presto. Da qui la via è nota: per cominciare rif.Preuss e rif. Passo Principe, scoprendo che il fondovalle che d’estate è una forra poco praticabile, d’inverno diventa un favoloso toboga in grado di evitarti gli insidiosi pendii sotto le Vajolet. Salire al passo d’Antermoia è per noi più facile rispetto agi sci alpinisti, che tribolano non poco per disegnare i loro zig-zag. E’ lì a due passi: vuoi non salire sulla Cima del Larsec? Le rocce del Catinaccio d’Antermoja possiedono un colore arancio che risalta clamorosamente sul bianco dei pendii sottostanti e sulla Cima del Larsec non riesco a non assumere toni ed entusiasmi alla Mike Buongiorno.

In discesa, il più degli sci alpinisti, numerosi sinora, ritorna sui propri passi, mentre noi scivoliamo lentamente verso il Lago d’Antermoja e l’omonimo rifugio. La valle d’Antermoja sembra stata progettata dal Padreterno per i ciaspolatori. Al riparo dal vento, consumiamo il consueto frugale spuntino, giusto per non stramazzare. Quella che d’estate è la breve risalita al Passo di Dona, si rivela invece essere un infido traverso di neve madida d’acqua ed insicura. E poi giù verso la Val di Dona, dominando dall’alto i pascoli di Camerloi (lo sapete che le saghe delle Dolomiti raccontano che un antico guerriero, Loogut, alla fine del suo cammino decise di trascorrere gli ultimi giorni della sua vita proprio qui?).

Val di Dona o Val Duron? Diritti per Val di Dona, altrimenti allunghiamo il percorso. Peccato che sia assolutamente piatta e priva di tracce, un altro paradiso per ciaspole. Breve sosta al rifugetto , ricavato all’inizio della valle in uno splendido fienile; dall’alto un branco di una trentina di camosci ci guarda incuriosito. Intorno a noi nessuno. La discesa a Mazzin è una delle difficoltà maggiori della gita, perchè la strada, nella parte bassa, è ricoperta da uno strato di ghiaccio trasparente ed insidiosissimo.

La meritata birra a Mazzin per festeggiare quasi 1000 metri di dislivello in salita, 1500 in discesa e più di 18 chilometri di percorso.

(tutte le foto)

Mario e Stefano – 5 Febbraio 2011

 

PizOlda-in-evidenza

Piz d’Olda

Piz d’Olda (Valcamonica)

Le uscite che programma Stefano hanno due caratteristiche ricorrenti: la prima è che sono sempre stupende, la seconda è che la notte precedente mi tolgono il sonno, mi agitano.
Detto questo vi descrivo brevemente l’ultima.

Assonnato raggiungo in autobus casa del mio amico, partiamo alle 7.15 in direzione  Valcamonica per raggiungere l’assolato  paese di Cevo.  Seguiamo le indicazioni  per la Pineta. In caso di neve abbondante l’escursione parte dal parcheggio antistante la Pineta, diversamente si può azzardare una risalita  sulla  carrozzabile che porta ai fienili di Musna (cartello) e fagocitare un paio di centinaia di metri di dislivello nel bosco. Arrivati, a piedi, ai fienili indossiamo le ciaspole e seguiamo le indicazioni per malga Corti e successivamente per malga Aret, comunque teniamo sempre la direzione verso la cresta Ovest già ben visibile. Alcuni paletti aiutano a non perdere la direzione. Risaliamo  una lunga lingua di terra maltrattata e battuta dalle valanghe  apprezzando  la sicura presa delle ciaspole  sul terreno morbido e ripido che per primo si libera del peso della neve  sotto la luce di Marzo.
Svettiamo in cresta e l’ambiente assume un aspetto più invernale, il sole sembra meno aggressivo, un veloce spuntino e ripartiamo. Il Piz d’Olda si nasconde dietro un lunga serie di saliscendi, caratterizzati da bellissime cornici di neve. La uniche tracce sono quelle di una lepre che sembra precederci e sfuggire ai nostri occhi,  in compenso beneficiamo della silenziosa  compagnia di una giovane aquila che volteggia sulle nostre teste.
Le ultime due risalite si caratterizzano per l’abbondante massa nevosa che precede la vetta. Panorama mozzafiato  che spazia dalla Marmolada alle alpi Orobie, dal gruppo del Bernina all’Adamello. Ci sediamo sulla neve e ci rifocilliamo, fantastico.   Per non ficcarci nei guai decidiamo di scendere per la via di salita. La discesa richiede una buona riserva di energia,  sempre ripida,  sempre in frenata, mai sciolta.
Dislivello complessivo all’incirca 1400 metri.

(tutte le foto)

Mario e Stefano