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Una rampa verso il cielo: Villander Berg

Sono convinto che anche molti cultori dell’Alto Adige, che si spingono frettolosi a Nord sull’autostrada del Brennero in cerca di mete famose, magari il Sella Ronda, ignorano che proprio all’altezza di Chiusa, quel pendio boscoso apparentemente insignificante che sta alla loro sinistra, conduce ad uno degli altipiani più affascinanti dell’Alto Adige: l’Alpe di Villandro. Ed anche la salita per giungervi in macchina, dopo aver attraversato il borgo  di Villandro, il cui campanile ha una copertura unica che ricorda quella della basilica di S.Stefano a Vienna, è provante. Ma con fiducia, e sperando di aver portato con sè qualche monetina per il parcheggio a pagamento della GasserHutte, siamo anche questa volta pronti per la nostra escursione in ciaspole. La pista verso la Gasteiger Sattel, la sella dei sentieri, vero crocevia di percorsi anche da e per il Renon, è ben tracciata e facilmente individuabile; alle spalle comincia a far splendida mostra di sè la parata delle vette più occidentali delle Dolomiti. Dalla sella lo sguardo comincia a spaziare verso Sud e, per chi le sa riconoscere, appaiono le mete più prossime alla pianura della Paganella, del Bondone, del Pasubio, dei Lessini. La cima di Villandro, curiosamente, pur allontanandosene di ben sei chilometri, mantiene il nome dell’alpe che la genera, lasciando alla cima vicina, la Cima della Forcella Sarentina, il compito di accondiscendere invece alla valle che le giace ai piedi, la Val Sarentino, appunto. Chi abbia infatti avuto la fortuna di presenziare alla Messa di Natale a Sarentino , avrà sicuramente notato quanto è importante la Cima di Villandro anche nel presepe alla destra dell’altare, che ricostruisce esemplarmente il paese con i suoi castelli. Per chi la sa riconoscere, la Cima appare già sull’autostrada del Brennero all’altezza di Salorno e, per converso, non è difficile immaginarsi qualche re barbaro che si sia fatto condurre quassù , per scrutare le terre del sud prima di invaderle, o di cercare ristoro e refrigerio nel regno della Lajadira, il Lago di Garda dei tempi che furono. A destra dalla sella, il pendio sale uniforme, come una rampa verso il cielo e le ciaspole guadagnano terreno sino alla cresta. Non lasciatevi ingannare per ben due volte dalla falsa prospettiva di essere già giunti: occorrerà perseverare a lungo, superare l’intaglio dopo lo Zwolverknot, unico tratto che richieda attenzione, per giungere infine alla sospirata cima, sormontata da una imponente croce in legno. Spettacolare il panorama che da qui si schiude, con le sue mille cime: chi avrà la fortuna di conoscerle tutte? Per chi non volesse chiudere il percorso verso la Cima della Forcella Sarentina, il lento rientro riserverà la sensazione di essere in una multisala dei tempi odierni, in cui  si rincorrono le mille vette dolomitiche, ciascuna da Oscar di per sè. Rientrati alla sella, indugiate a monte (a sinistra) per meritarvi una birra alla Mair in Plun, uno dei tanti fantastici luoghi di riposo che la cultura altoatesina sa mettere a disposizione. Affacciati alle Dolomiti e fantasticando delle gite future, non possiamo non notare come il pubblico teutonico presente sia ben avvezzo alle cime che ci fronteggiano: Odle, Sella, Sassolungo, Alpe di Siusi, Sciliar e Catinaccio.

Ma già qualcuno arranca e non riconosce, in quel picco aguzzo ed innevato in seconda fila, la famosa Tofana di Rozes, che non si manifesta però con la parete nota a chi transiti sulla statale del Falzarego, bensì con l’infida dorsale a schiena di mulo, visibile sono da Nord, da Travenanzes o Fanes. Ma ancor più, molti sono allibiti ed incuriositi da quella pala perfetta che fa bella mostra di sè, nello spazio di orizzonte lasciato libero dalla Cresta di Siusi. Quella ruota alta nel cielo, cosa sarà mai? “il confine tra la la Val di Fiemme e la Val di Fassa è formato da una catena di montagne dentate, con ripidi pendii e fragili creste, che, dal nome di uno dei suoi monti, vien detta Cadena de Costa Bella; anche nel colmo dell’estate intere settimane trascorrono senza che un uomo passi per quei luoghi selvaggi … Lassù, la bella Cadina attende ancora il suo eroe Verrènes, caduto nella battaglia degli Arimanni contro i Trusani …”. Così recitano le leggende dei Monti Pallidi ed infatti quella cima è la Cima Uomo, tremila dolomitico negletto e sconosciuto, che troneggia sulla valle di S.Pellegrino. Si potrebbe salire in ciapole verso Cjarelles…., transitare ai suoi piedi verso la Forca Rossa….Ma queste sono altre storie.

(tutte le foto)

Giovanni, Mario e Stefano – 2 Marzo 2013