Il sentiero alpinistico del Vaio Scuro

Oggi ho voglia di iniziare “in medias res”, come piaceva agli scrittori del passato: abbiamo appena valicato la forcella della Scala e davanti a noi si para un mare di nebbia. Il “coston della Sisilla” (conoscete questa nota canzone di De Marzi?) è a qualche centinaio di metri in linea d’aria da noi, ma purtroppo non si vede, perchè oggi il Fumante è veramente “nuvolà”. Mario ed io siamo tornati su questo bellissimo percorso di croda dopo che a Maggio un’ostica lama di neve, saldamente ancorata nel fondo del Vaio Scuro, ci aveva costretti a ritornare sui nostri passi. E bene abbiamo fatto, alla luce del poi, perché il prosieguo della via sarebbe stato ancora più complicato: la discesa dal famoso passaggio dell’Orecchio del Diavolo sarebbe stato insormontabile senza attrezzatura adeguata. In questa atmosfera dantesca, la porta dell’Inferno, con il suo masso sospeso a ponte, appare degna del suo nome. Senza la neve di Maggio, arrivare qui è stato più facile: la traversata nel bosco del Ghimbalte (oggi molto molto fangoso), le prime discese attrezzate nel vaio Lovaraste (sotto la parete del Lontelovere, che trasuda tutta la pioggia che ha incamerato in questi mesi), la faticosa risalita nel vaio di Lazocli fino al “nostro” vaio Scuro, ed infine i vari tratti attrezzati per risalirlo. Le rocce umide richiedono costante attenzione. Questo scorcio delle Piccole Dolomiti merita di riqualificare quel “piccole”: lo immagino più correlato all’estensione territoriale, che non al complesso della struttura a pinnacoli e guglie del gruppo del Fumante, che nulla ha da invidiare per esempio ad alcuni gruppi delle Dolomiti meridionali (penso agli Spiz di Mezzodì, ai Tamer o al Moschesin). Il papà del mio amico Marino, nativo di Obra di Vallarsa che ha quelle stesse guglie come sfondo naturale, deve esserne rimasto talmente impressionato sin da giovane, da realizzare una serie di quadri della sua valle in cui il numero delle suddette guglie è addirittura stato amplificato a dismisura. Siamo nel gruppo del Carega, il cui nome in veneto significa “seggiola”; tanti ci vedono l’analogia, se vista dal vallone di Campobrun, con una siffatta struttura di cui la vera cima rappresenta lo schienale. Ma quel “kar” è in realtà un toponimo (che alcuni ipotizzano addirittura pre-indoeuropeo) che sta a significare “roccia”, “montagna” e quindi “Kar-egge” è “il monte delle conche rocciose” o qualcosa di simile. Ma siamo rimasti alla forcella della Scala: saliamo quindi sino a forcella Lovaraste, dove una cima con croce, che sulle prime scambio per il Torrione Recoaro, appara invitante. Ci saliamo con un passaggio in roccia non banale e realizziamo la selva di appicchi che ci circondano e che sprofondano verso il sentiero appena percorso. Ritorniamo sui nostri passi, saliamo alla Cima del Fumante, che lasciamo però qualche metro a sinistra, per girovagare un po’ nel complesso del Castello degli Angeli (perchè ne cercavamo una facile via di salita). Al di là, il sentiero risale per contornare la cresta meridionale dell’Obante, la nostra vera “cima Coppi” di oggi. Un ultimo sguardo alla Guglia Berti, che troneggia sul Prà degli Angeli e ci reimmergiamo nella nebbia, nel frattempo risalita. Non si smette di risalire, su questa montagna! L’Obante (l’ “ober wand”, la parete superiore, per distinguerla dalla “umb wand”, quella inferiore che è diventata “Fumante”) appare come un’innocua gobba della cresta che adduce alla Bocchetta dei Fondi. Per salirvi tuttavia, dobbiamo aggirarla un po’, cercando qualche metro di roccia sana (un cordone con moschettone abbandonati, ci dicono che anche altri hanno avuto problemi poi in discesa).

Il resto è storia: la discesa al rifugio Scalorbi, la risalita verso il Passo della Lora fino al bivio a sinistra con il sentiero che, transitando accanto all’Omo e la Dona (che abbiamo solo intuito nelle nebbie), ci riconduce al rifugio Battisti. Accogliente, simpatico ambiente, in cui si respira ancora l’aria in cui i vari Carlesso, Soldà, Sandri, Menti ipotizzavano grandi vie nelle Grandi Dolomiti, dopo essersi allenati nelle loro Piccole, ma valide, parenti.

Mario e Stefano
20 Settembre 2014

(Tutte le foto)

Il sentiero alpinistico del Vaio Scuroultima modifica: 2014-09-22T14:13:19+00:00da this-livello
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