Down from Cingla

Sulle tracce dei Lanzichenecchi

Non ti sembra di sentire in lontananza un rumore di ferraglia in movimento ?” ”Ma che cavolo dici Ste, non c’è anima viva nel raggio di kilometri”. Siamo partiti lasciandoci alle spalle il castello di San Giovanni tra Bondone e Baitoni, sopra la sponda Trentina del lago d’Idro. La settimana appena trascorsa ha scaricato le cateratte del cielo sulle vallate alpine e i torrenti ancora vomitano rabbia, strade e sentieri mostrano i colpi inferti dalla furia degli elementi. Oggi più che mai iniziamo a salire per “untrodden peaks”. Eppure Stefano insiste dicendo che in lontananza salgono segnali come di una processione in lento movimento. Spuntiamo sulla sella di Bocca Cocca dopo aver finalmente scovato e intersecato il dimenticato e sperduto sentiero della Calva; Stefano ha sempre ragione ! Vediamo avanzare sul fianco della montagna la punta di una picca, è quella del primo di una lunga fila di fanti, 18000 , sono i Landsknecht (Lanzichenecchi). Siccome Wikipedia ci dice che nella loro avanzata alla volta di Roma, anno 1526, tra il primo della fila e l’ultimo, che transitarono sulle montagne della Valvestino, passeranno più o meno 24 ore, pensiamo bene di scattare con orgoglio in avanti con tanti cari saluti al loro condottiero Georg von Frundsberg. Due ragazzi scendono di corsa dalla cima del monte Cingla, si fermano davanti a noi stupiti della nostra presenza quasi che fossimo archibugieri tedeschi ad aprir le fila. Ma noi non abbiamo picche né lance, archibugi nè schioppi, veniamo in pace, solo per scuriosare all’aria aperta e cercare l’appagamento di una fatica inesorabilmente inutile, avidi di “fontane di giovinezza”. Lasciamo sulla sinistra la deviazione per la cima del monte Cingla, sappiamo che sull’altro versante i suoi fianchi conservano con amore tracce e segni risalenti alla prima guerra mondiale di cui quest’anno ricorre il centenario . . . quando mai ripasseremo da qui. Come sempre non mancano spunti di discussione: Max Weber non avrebbe mai concesso prestito ad uno che non crede in nulla perché per quale strana ragione uno che non crede in nulla dovrebbe farne restituzione ? Ci sono sempre meno industrie e aziende, contro chi o che cosa scioperiamo ? Il canale Sud del monte Cingla, segnalato da una scolorita spennellata alla base, mostra le credenziali in tutta la sua vergognosa pendenza, sarà il nostro Calvario. Saliamo per quaranta minuti a rane (cfr. Monte Pizzocolo), le ginocchia sotto il povero mento disarmato. Sulla cima un libro di vetta sgualcito dove ancora si leggono scritte risalenti agli anni di piombo ci dicono la frequentazione di questi luoghi.
This-Livello lascia la sua firma, tocca con i piedi la prima neve dell’anno, si rifocilla con due fresche birrette, pensa per un attimo al proprio tempo magnificamente perduto e riparte. Giù, di corsa, a scavezzacollo, con naturalezza rannicchiati, peso in avanti, per non scivolare e non farci individuare dai Lanzichenecchi che nel frattempo stanno scavallando lentamente alle nostre spalle la sella di Bocca Cocca. Cerchiamo l’ equilibrio e la sicurezza con le mani aperte come ali di aeroplano, accarezzando l’erba selvatica e ingiallita nei colori dell’autunno inoltrato. Due voci si perdono nella vallata; “noi non siamo massimalisti !” Tra le mille guglie disseminate nel pendio pensiamo a quanto è facile perdersi e Stefano estrae dal magico cilindro dei tempi la salita di Grohmann sulle pale di San Martino, la sua scelta inconsapevole della torre più bassa, intuita, soltanto una volta arrivato in cima. Una interminabile sequenza di solchi vallivi ci porta infine a Bocca di Valle, sella ben segnalata e punto obbligato per il ritorno a casa. Mio nonno fu cacciatore innamorato degli animali, quasi sempre la selvaggina, per nulla intimorita, si fece beffa di lui e della sua doppietta. . , questa ed altre meste considerazioni ci accompagnano nel tardo pomeriggio prefestivo e il calar del sole. L’abilità di Stefano nella lettura delle carte (geografiche!) ha partorito ancora una volta un anello di mirabile fattura. Per chi fosse tentato di ripercorrere queste antiche tracce This-Livello considera utile la presenza di senso dell’orientamento, obbligatoria l’energia nelle gambe e, se si vuole affrontare la salita al monte Cingla, comunque evitabile, la coscienza del primo grado. Meglio evitare la traversata durante la stagione della neve. Mario e Stefano
Foto Sulle tracce dei Lanzichenecchi in Valvestino