Aralalta

E’ un beato angelico pomeriggio in un luminoso Sabato del villaggio e io sono ancora vivo. Negli anni 70, ai tempi della scuola media, il Sabato pomeriggio era il giorno dedicato al bagno, la mamma non transigeva, pulirsi bene dietro le orecchie. Quel profumo di sapone Rexona è oggi evaporato irrimediabilmente e sulla pelle persiste coriacea una lucida patina di fancazzismo creativo che da cinquant’anni tocca il suo apice proprio il pomeriggio di ogni benedetto Sabato. Saranno state le prove di apnea prolungata nella vasca da bagno non ancora finite. Mi siedo al PC e, badate bene ho detto PC, randomizzo una selezione musicale che ha l’arduo compito di guidarmi nella ricerca della felicità e un brano dista dal successivo come il Polo Nord dal Polo Sud, diciamo . . di Polo in frasca, con tanti cari saluti alle audio cassette. Aralalta ! Aralalta ! Rileggo l’urlo di battaglia di Stefano e cerco ispirazione da suoni Tuareg, “Le chant des fauves”, Tinariwen. Che strana coincidenza; nell’inverno più asciutto degli ultimi cent’anni, mentre mi accingo a relazionare la nostra uscita, l’amico Random seleziona una musica sperduta al di là dell’Atlante marocchino. Aralalta! Atalanta! Atlante! eppure non c’è traccia di sabbia all’orizzonte. Risaliamo i meandri della Val Taleggio tra fiumi di latte e caglio ed erbe mediche e foraggio. Parcheggiamo nei pressi della località Quindicina nel comune di Taleggio poco prima che termini la strada e ci incamminiamo sotto un gelido sole. Niente ciaspole al seguito, se ne stanno in letargo nella rimessa degli attrezzi. La terra è del colore della terra e l’erba pure, davanti a noi una giovane coppia, lui trasporta nello zaino uno strano tubo nero lunghissimo. Li superiamo. Il paesaggio lentamente si apre, il bosco dirada, l’orizzonte si allontana. A 1500 metri entriamo di colpo nel regno incontrastato del ghiaccio. Proseguiamo con cautela leggeri come crotali sulle dune, transitiamo dal rifugio Gherardi e poi dal Battisti. Ci fermiamo su un tratto veramente ingestibile, Stefano ha con se dei ramponcini a calzata rapida io invece le classiche zanne da traversata che una volta indossate aggiungono quel bel ghigno agli scarponi sempre troppo austeri. Fischia il vento ! Le istruzioni da tasca per il montaggio delle mie zanne se ne volano via verso valle e blocco sul nascere il generoso scatto di Stefano per acchiapparle. Troppo pericoloso ! Ti saluto maledetto opuscoletto, non ti ho mai letto, sopravviverò anche senza di te. Giornata magnifica. Indossare i ferri da ghiaccio mi gasa come non accadeva da tempo e mi sento come quel bambino che ha appena trovato una palla abbandonata in un cortile. Progrediamo in sicurezza, il vento ci fa il solletico, il ghiaccio ci fa ridere. Superiamo la bocchetta di Regadur e raggiungiamo un immacolato altopiano con al centro l’isolata malga Cabretondo. Idillio totale, mandatemi il curriculum vitae dell’ l’Art Director di tutto questo, gli trovo un impiego a tempo indeterminato e fine della crisi. Poco oltre la malga il pendio si inerpica fin verso la cima dell’Aralalta. Superato il primo strappo ci portiamo in cresta e manco a dirlo il vento si incazza. E’ irregolare e soffia come e quanto gli pare e noi siamo bandieruole che ondeggiano senza ideali. Dalla cima proseguiamo sul fil di cresta per raggiungere una Madonnina che in lontananza segnala il Pizzo dei Baciamorti. L’esperto di toponomastica accenna alle origini del nome, miniere, morchier, defunti portati fino al passo, che porta lo stesso nome, per un ultimo estremo bacio, aiuto ! A dieci metri dalla Vergine alcune folate bastarde mi buttano quasi a terra, istintivamente mi rannicchio e mi giro verso Stefano che sopraggiunge, cerco il suo conforto e non so perché mi viene in mente il racconto della sgroppata con Giovanni, partenza da Brescia in Autobus, infinita traversata a piedi Valtrompia Valcamonica e rientro col trenino della Valle, loro veri antesignani di ogni “camino“ del mondo mentre io ancora giocavo a tennis contro il muro e perdevo sempre. Mi supera, avanza tenace, raggiunge quel miraggio di Femmina seppur santa e si inginocchia per proteggersi dal vento. Mi perdo la foto del secolo. Il maestro di cerimonia del Tè genuflesso sotto la Madonna del Pizzo dei Baciamorti con schegge di ghiaccio sospese nell’aria che riflettono la luce del sole. Apparizione, visione, veggenza. C’è il tempo solo per la classica testata che sempre ci scambiamo sulla vetta, sono passati 12 anni dalla prima uscita insieme in Grigna, allora perfetti sconosciuti, oggi libri aperti nella buriana… il Burian, scappiamo ! Col cavolo che chiuderemo l’ anello infilandoci nella gola ombrosa sotto al passo dei Baciamorti, aria, spazio, luce, ghiaccio vogliamo fare indigestione di nuda bellezza, magari tenteremo il Sodadura, ahi quanto a dir qual era è Sodadura . . . Siamo in un plastico di ghiaccio eroi di pongo così piccoli e sorridenti. Il Sodadura non ci stà, incrostato, ripido, battuto da folate di vento che salgono dalle viscere dell’inferno direttamente sulle sue pendici e siamo senza piccozze, teniamo famiglia, alpinisti chi vi paga ? Il tentativo a vuoto ci porta ad Ovest ben oltre il rifugio in direzione dei piani di Artavaggio, decidiamo di rientrare cercando di incrociare una traccia che certamente sale da quella località. Lungo traversone e infine sosta al sole sulle panchine del Gherardi. Mettiamo a nanna i ferri da ghiaccio finalmente soddisfatti. Chissà se sogneranno ancora le gemelle Ciaspole così affascinanti nella rimessa degli attrezzi, chissà se sogneranno il coup de foudre, l’amore a prima vista. Beati voi, ferri da ghiaccio, che dovete ancora innamorarvi.
Mario e Stefano

(Tutte le foto)

Classicissima salita della Bergamasca ben relazionata sulla rete. Bella oltre ogni aspettativa in barba alla quota contenuta (2000 metri). Prestare attenzione al traverso che poco oltre il rifugio Battisti porta alla bocchetta di Regadur; in caso di annate nevose pendio a rischio scariche. Negli inverni senza neve è richiesta familiarità con attrezzatura da ghiaccio, in particolare calzata e progressione con ramponi. Bastoncini obbligatori.

Aralaltaultima modifica: 2016-02-24T11:59:48+00:00da this-livello
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