Canale del Mengol

Chissà se i bambini di domani vedranno mai la neve scendere dal cielo anzichè da un cannone. La classica nevicata d’un tempo che ci appiccava il naso ai vetri a sognare di mondi lontani, angeli in rivolta sulle nostre teste, ci rendeva tutti Eternauti. E’ fine Maggio, mancano solo venti giorni al solstizio d’estate e Stefano, reduce da un’ uscita sulla Bergamasca, ci comunica lo splendore di canali incredibilmente innevati che serpeggiano tra i contrafforti del Cimon della Bagozza. Miracolo !! una perturbazione assolutamente fuori stagione ha graffitato una scenografia invernale sulla porta d’ingresso dell’estate. E’ neve docile, che non ha conosciuto tempesta, è neve ritardataria scesa solo per pietà di noi, Stiliti in astinenza da Dicembre. L’occhio clinico del cacciatore di emozioni non si lascia sfuggire alcuna opportunità, egli non è mai sazio di far entrare la stessa luce ogni mattina dalla stessa finestra e mia zia Valeria, nel pieno delle sue ottanta primavere, sentenziava con disarmante ironia e sempre con il sorriso sulla bocca “la bellezza passa, la bruttezza resta”. E allora prendiamoci ogni scampolo di ciò che riteniamo bello, in barba al fottuto deperimento che ci assale d’ogni dove e che ci resterà appiccicato addosso per sempre . Con noi Roberto. Partiamo alle cinque. Sul Vangelo dei terrestri sta scritto “spegni la sveglia prima che essa suoni” e ogni volta è così. C’è tensione nell’aria e i riflessi sono tirati come delle corde di violino, impossibile sonnecchiare placidamente. C’è una bella differenza tra lo stare svegli per un problema che ci siamo portati a casa e lo stare svegli perchè senti i ramponi e la piccozza tintinnare giù in cantina, mentre festeggiano il loro momento bevendo a scrocco dalle bottiglie indifese. Ci dirigiamo in Val di Scalve e percorriamo la strada che fiancheggia la mitica Via Mala antico collegamento delle due provincie di Bergamo e Brescia. Ricordo il nonno Enrico quando ci raccontava dell’epopea delle centrali elettriche a caduta e delle dighe di sbarramento fiorite come funghi nelle nostre vallate ricolme d’acqua. Quante volte siamo passati a fianco della casa di un custode, isolata come un faro su un promontorio in mezzo al mare e ci siamo immaginati l’inverno vissuto in completa solitudine, le corde vocali che per ignavia forzosa dimenticano la bellezza del suono, la follia di Stanley Kubrick nell’Overlook Hotel . . . e poi un boato scuote la vallata. E’ il 1923 e la diga del Gleno che sta proprio sopra le nostre teste, cede sotto il peso di milioni di metri cubi d’acqua per un madornale errore costruttivo. Oggi percorrendo questa magnifica strada i rigagnoli che ricoprono letteralmente tutta la parete che la fiancheggia e si riversano nel torrente Dezzo appaiono reflui di una terra ancora impiombata di sudore e sangue, dopo cento anni. Roberto è appena rientrato da un viaggio in Nepal che lo ha portato fino al campo base del K2. Ci racconta della dignità di chi ti offre tutto quello che ha nelle case di lamiera recuperate dopo il devastante terremoto del 2015. C’è un filo conduttore che unisce le tragedie del mondo e ci avvicina come esseri umani spazzando via qualunque farneticante idea di razza. Alle 7 siamo già al Rifugio della Bagozza. Silvioooooooo. Roberto urla la sveglia al gestore, che conosce, ma Silvio dorme come un angioletto. C’è invece una signora , sveglia, pimpante e cordiale, ci offre un caffè con qualche biscotto, ci dice che pagheremo la prossima volta. Imbocchiamo il sentiero segnalato che conduce al passo Campelli per abbandonarlo poco dopo in corrispondenza di una Madonnina appollaiata su un tipico masso boulder. Traversiamo a destra in piano e scendiamo verso il sorprendente laghetto di Campelli che occhieggia tra i canaloni incazzati. Poco oltre, il percorso sale e subito raggiunge il fondo innevato. Alle nostre spalle in lontananza un temerario scialpinista anch’esso in evidente astinenza da neve. Indossiamo l’attrezzatura e partiamo. Era questo il momento tanto atteso ? Impossibile spiegare, mi prenderebbero per scemo. Inutile tentare di descrivere l’ebbrezza di questo richiamo di forze e concentrazione, le mani che entrano nella neve insieme alla piccozza, un colpo dietro l’altro dei piedi che calciano il pendio con forza e con rispetto, la fiducia che può solo crescere insieme alla pendenza, il freddo che non punge mai abbastanza da farti distrarre, il mondo che si rimpicciolisce fino a diventare un singolo gradinetto di ghiaccio. Sta tutto lì. Lentamente scivolo nei fiumi di retorica alla Guido Lammer, ma che diavolo, è proprio così, l’alpinismo si nutre di retorica, la retorica del gesto mescolata a un pizzico di follia. Mai prendersi sul serio, sarebbe un errore imperdonabile, è questa la nostra via di fuga, la nostra salvezza. Alzare il livello di guardia consuma un enorme quantità di energie ma produce una grandissima e appagante soddisfazione il cui sapore non svanisce in cinque minuti come quello della Gomma del Ponte. Posso dire di aver vissuto perchè amo la mia donna e i mie figli, perchè ho avuto la fortuna di incrociare persone straordinarie e anche perchè siamo saliti sul Cimon della Bagozza e questo è cibo che mette d’accordo vegani e carnivori, materiale che unisce anziché dividere. Il canale sale senza ritegno fino alla sella che separa Cima Mengol dalle Casselarghe. Saliamo sul Mengol per una traccia azzardata in uno scenario che passa dal sole alle nuvole, dalla luce alla nebbia in un’atmosfera quasi surreale di stupefacente bellezza. Scendiamo e concateniamo Cima delle Casselarghe e infine il Cimon della Bagozza, sempre su tracce impervie e misto neve. Ridiscesi al passo dell’Ortica decidiamo di imboccare il canale Est per il ritorno. La neve si è lasciata andare, si è abbandonata tra le braccia della luce con quella naturalezza tipica di un nudo di Modigliani. Mentre dismetto i panni dell’alpinista, certamente mancato, in un batter d’occhio Stefano e Roberto si bevono duecento metri di This-livello lanciandosi senza timore reverenziale lungo il pendio innevato del Canale Est. Maledetti, arranco ma recupero e atterriamo in men che non si dica sugli sfasciumi di roccia. Alle spalle le nostre tracce crudeli che hanno abusato della neve romantica di maggio per farne scempio anzichè corteggiamento; non te la prendere, eri destinata a sparire con il primo caldo, tanto valeva.. Davvero veloce il rientro. Ci incamminiamo baldanzosi verso il rifugio ripercorrendo lo stesso sentiero dell’ andata, alle spalle l’incredibile monolite della Bagozza salito da Cassin ci osserva in silenzio. Nemmeno per un istante abbiamo sognato di scolarci una birra media gelata, tanto che quando ci sediamo sulla panca sotto il portichetto esterno del rifugio , il sole che ci illumina spietatamente i coppini ha già ordinato per noi. Dunque, vediamo, quanto ho nelle casse desolate delle mie tasche ? Diciotto sporchi euro. Avanzo, mostro al gestore quello che passa il convento ed esco con le 3 lattine da 0,5 di birra ordinate dal sole e aggiungo 3 grappette in scioltezza ordinate da base terra. Gli ex ragazzi apprezzano il gesto e, poco dopo, quando transita un piatto di polenta e stracotto destinato ad altri avventori, Roberto esegue una sceneggiata già vista. Entra ed esce con 3 piatti e naturalmente da bere. Finisce che intoniamo a 3 voci gli struggenti canti alpini della prima guerra mondiale, il rifugista Silvio si unisce come un usignolo nella stagione degli amori, trascurando benevolmente l’altra clientela che applaude e apprezza la retorica di Guido Lammer. Noi non c’eravamo ma è come se sull’Ortigara ci fossimo nati, lo so che è da idioti ma che ci possiamo fare, in noi alberga un senso del dovere forte e incorruttibile, Ta Pum ! Bellissimo. Spontaneo. Irripetibile. Credibile. Non sarà mai come questa volta. Grazie a Carlo per le piccozze, grazie alla rifugista per il caffè sulla fiducia ampiamente ripagata in emozioni, grazie a Stefano e Roberto per aver spento la sveglia prima che essa suonasse, seguendo alla lettera l’umile vangelo di noi terrestri. Quella stretta di mano, in vetta, catturata di nascosto, pare gridare “Conta su di me”. Mario
(Tutte le foto)

Canale del Mengolultima modifica: 2017-08-12T18:20:49+00:00da this-livello
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